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Marketing? No, Crowdfunding!

Il crowdfunding è uno strumento per creare valore dalla condivisione. La campagna crowdfunding crea valore dalla condivisione ed è più potente di tutti i sistemi di marketing basati sulla paura*, perchè invece si fonda sul coraggio.
Al contenuto imposto dall’alto ormai non crede più nessuno ed ha molto più valore un riscontro dato da pari a pari che un martellamento di mail di marketing formativo, specie se privo di qualsiasi stile.

Il crowdfunding è anche immensamente più evoluto e premiante di qualsiasi modello di marketing aggressivo che viene impiegato e promosso sempre più caparbiamente dai molti formatori presenti sul mercato.
Intendiamoci, non ce l’ho col marketing, io stesso lo uso, lo studio nelle sue evoluzioni e lo insegno. Il valore del crowdfunding però è qualcosa di molto più efficace, duraturo, completo e, se vogliamo, etico.

Un’idea di cosa intenda possono darcela i più di 50 miliardi di dollari in transazioni (fonte: Massolution) e le centinaia di migliaia di esempi di campagne finanziate, che hanno realizzato progetti innovativi e aziende di successo. Questi risultati testimoniano che il valore generato dal crowdfunding è duraturo, si propaga a 360 gradi, innova il mercato e soprattutto apporta felicità nelle vite delle persone.

Le persone che hanno scelto di avvicinarsi al crowdfunding e di comprenderne l’essenza per metterla in pratica nelle loro azioni hanno trovato grandi benefici, nuove strade, relazioni umane e professionali più vere e soddisfacenti da tutti i punti di vista, anche rispetto al guadagno.

Attraverso il lavoro su se stessi e stimolando le migliori leve potenzianti negli altri i funder/founder di progetti in crowdfunding stanno creando una social economy che migliora la vita di milioni di persone.
Stiamo appunto parlando di un mercato in crescita continua, di una case history immensa e sorprendente: pensiamo alle ultime 10 novità e invenzioni tecnologiche, 8 sono state realizzate in crowdfunding; o consideriamo il crowdfunding civico per esempio, che permette di sostenere le necessità di una comunità o il crowdfunding scolastico che sta supportando il diritto allo studio dei nostri figli, già oggi.

E questo è solo l’inizio, chi saprà adottare lo strumento crowdfunding oggi ne definirà in qualche modo le regole di domani, come per altro succede per tutti i fenomeni umani, soprattutto quelli economici e relazionali.

Ho menzionato qualche riga fa i modelli di marketing motivazionale, formativo, aggressivo o di spinta alla vendita perché ultimamente mi ci imbatto spesso e noto che tante persone li sposano con entusiasmo e passione. Spero vivamente che molte di queste persone possano leggere questo articolo, perché so che, se mettessero nel crowdfunding l’impegno che stanno profondendo in queste attività, con un centesimo della spesa (o anche assolutamente gratis) avrebbero risultati cento volte superiori. Risultati personali e professionali duraturi e molto più positivi per la loro felicità e per quella delle persone che li circondano. E vorrei che si soffermassero su questo concetto. sulla felicità delle persone intorno a noi, clienti compresi.

Se pensi che i modelli di marketing che abbiamo citato funzionino (nel prossimo articolo spiegherò l’unica vera ragione perché possano funzionare) è solo perché non hai idea di quanto il crowdfunding li superi in efficacia, li distacchi per risultati, e li sopravanzi per benefici primari e secondari. Per il tuo progetto e… soprattutto per te! Anche in termini reputazionali. La reputazione è già considerata da molti economisti internazionali la “moneta del futuro”, personalmente sono molto d’accordo con quest’affermazione perché la vivo quotidianamente nel mio percorso umano e professionale.

*Il marketing aggressivo si basa fondamentalmente su una sola grande leva umana: la paura.
La paura del promotore di non essere all’altezza, la paura di essere poveri, la paura per il cliente del promotore di perdere a sua volta clienti e la paura del cliente finale o avventore di poter avere danni o fastidi se non compra o accede a qualcosa di specifico (che gli si sta proponendo condito con un po’ di PNL spiccia). Generalmente poi la proposta/prodotto è assolutamente inutile o di scarsissima qualità. E come avrebbe potuto essere diversamente, dal momento che tutto il sistema si basa sull’istinto più dannoso e limitante dell’uomo?

L’energia del crowdfunding è completamente diversa, luminosa ed illuminante, stimola gli istinti più alti dell’essere umano, permettendoci di accedere ad un modello estremamente remunerativo mentre capiamo che il bene del singolo è uno spicchio del bene comune.

Ho analizzato nei dettagli i prodotti o le società proposte come esempi dal marketing aggressivo ed ho riscontrato dati alla mano che purtroppo la stragrande maggioranza dei successi sono solo presunti se non addirittura millantati. È triste dirlo e non voglio assolutamente criticare nessuno per le sue scelte di vita o per quanto si fa grosso il nodo alla cravatta, perchè sicuramente il business di questi sistemi, tutti più o meno identici, funziona benissimo, almeno per gli inventori e sacerdoti degli stessi.

A livello economico si tratta dei così detti “fuochi di paglia” e i prodotti, che dovrebbero essere al centro della ricerca e dell’innovazione, sono abbastanza scadenti e per nulla innovativi.

Gli esempi in ambito crowdfunding invece sono tutti cristallini, verificabili in ogni minimo dettaglio, non bisogna passare ore e ore per scoprirne i reali promotori e non ci sono sorprese deludenti. Non hanno e non avranno mai bisogno di pubblicità o di escamotage per avere il successo che meritano. Non impongono di essere spietati, di rimbambire con le parole le persone, di solleticare gli istinti più bassi, di usare la leva della paura, ma testimoniano gioiosamente  qualcosa d’importante, una conquista per l’essere umano che non va data per scontata: e cioè che non ha senso conquistare tutto il mondo se per farlo è necessario perdere se stessi.

Il crowdfunding, al contrario del marketing un tanto al kilo, aiuta proprio a trovare se stessi.

In altre parole il crowdfunding ci dice che se siamo in grado di evolverci possiamo ottenere ciò che desideriamo, senza sforzi eccessivi, perché gli altri ci aiuteranno a raggiungerlo e saranno ben felici di farne parte.

Perchè il bene del singolo è uno spicchio del bene comune. Questo vuol dire sharing economy. E tu sei pronto a cominciare?

Alessandro Brunello – Campagna Crowdfunding

Crowdfunding e Agricoltura

Il 22 Aprile 2017 sarò di nuovo, e per la quarta volta a tenere il seminario sul Crowdfunding a Borghetto San Carlo, alle porte di Roma, dove la Cooperativa Co.Ra.ggio in questi ultimi anni ha raggiunto grandi risultati che sono patrimonio collettivo e beneficiano gli abitanti di tutta la zona. Per l’occasione ci tengo a pubblicare l’intervento che feci durante il primo seminario, quello che inaugurò questa stupenda storia.

Buongiorno a tutti e grazie dell’invito.
vorrei, anche a titolo personale, dimostrare il mio apprezzamento a Cooperativa Coraggio che organizza il seminario. Complimenti anche per il nome… se “i nomi sono presagi”, il coraggio è proprio una bella cosa da presagire.

Ho studiato il vostro sito ed ho visto le attività, le aree d’interesse e la determinazione con la quale operate. Credo che siate molto più innovativi Voi che volete coltivare la terra, rispetto alla maggior parte delle Start up tecnologiche che ho visto in questi ultimi tempi, da quando è cresciuto il fermento ed è aumentato il valore intorno a temi, diciamo, innovativi.

Ho seguito i lavori di questa giornata con attenzione e mi sono appassionato perché sono qui al 5% per parlare ed al 95% per ascoltare e cercare di capire quali sono le vostre esigenze e quali le dinamiche virtuose che state attivando mentre diventate “community”.
Spero, ed allo stesso tempo vi auguro, che questa community agricola che si stà stringendo intorno alla vostra cooperativa non si ponga però mai come antagonista di niente e di nessuno, ma che anzi elabori soluzioni e sfrutti al massimo tutte le occasioni possibili per entrare in sinergia e valorizzare la funzione dell’istituzione come degli altri player che agiscono o possono agire sul territorio.
Mettendo l’interlocutore nelle condizioni di comprendere che vogliamo dare prima che prendere, inneschiamo sempre un circolo virtuoso. Questo ci insegna innanzi tutto il Crowdfunding.

L’impegno che mi avete chiesto nell’approfondire gli strumenti che state utilizzando e nell’immaginare quelli che potrete magari utilizzare domani lo assumo volentieri ed intendo condividerlo fuori da ogni schema e concretamente; perciò vi chiedo di fare domande, di interrompermi durante questo intervento perché nel crowdfunding sono più importanti le domande che gli assunti, gli slogan o gli schemini.

campagna crowdfunding alessandro brunello

Oggi pomeriggio quando guardavo le vostre penne che andavano veloci e a tempo mentre appuntavate con attenzione le informazioni sulle procedure da attivare e sulle strade da intraprendere per fare agricoltura in Italia, ho pensato che quelle penne stavano scrivendo non tanto di regole,commi e parametri, ma di speranze, valori ed urgenze che vogliono diventare progetti.
Credo ci sia una grande e profonda correlazione tra quello che state facendo voi oggi e quello che succede ad esempio tra le associazioni che si occupano di teatro a Milano. Ma potrei fare molti altri esempi, tutti trasversali e multidisciplinari a testimonianza di alcune tendenze:
sembra infatti che in qualche modo si stia affacciando un nuovo orientamento per il quale, se da una parte si è affinata la capacità di progettare e realizzare “dal basso”, dall’altra parte l’interlocutore istituzionale, il decisore o il grande player privato stiano cominciando a rendersene conto e ad apprezzare la cosa, sempre di più.
Il Crowdfunding civico come altre tematiche, che per ragioni di tempo non possiamo qui approfondire, vorrebbero sperimentare questa concreta ed organizzata partecipazione dei cittadini alla risoluzione dei problemi ed all’architettura di visioni del futuro.

Insomma, forse la ristrutturazione dei bisogni dell’individuo e l’evoluzione degli strumenti per rispondere a questi bisogni sta contaminando un poco tutti i livelli.
Sempre di più ci s’interroga sul welfare prossimo venturo e sulle sinergie possibili per fare in modo che quest’ultimo sia soddisfacente per tutti.
Ci stiamo accorgendo che siamo custodi del posto dove viviamo e dove sviluppiamo le nostre relazioni umane.
La tendenza a condividere ed essere comunità si fa strada con forza ed emerge da più indicatori. Non ultimo quello economico. E così siamo arrivati al Crowdfunding.

Il Crowdfunding è una pratica economica che, nell’alveo del Social Networking, (Facebook, You Tube, Twitter, ecc.), nasce quando ai pulsanti “Mi Piace” “Ti Seguo” e “Condividi” si è aggiunto il pulsante “Sostieni”. Ovvero tutto ebbe inizio il giorno in cui nel social networking si innestò una dinamica economica che rese possibile effettuare la prima transazione diretta tra utenti per il finanziamento di un progetto di qualsiasi tipo.

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Siamo nel campo del Crowdfunding quando un soggetto, o un gruppo di cittadini, o un’associazione, ma anche un’azienda, decidono di finanziare tutto o una parte di un loro progetto appellandosi ad una o più community di cui fanno parte o alla quale possono accedere. I contatti social,gli amici e i familiari fanno parte di questa lista.
Il Crowdfunding è attuabile con due diverse modalità. Il Reward based e L’Equity Based.
Nel Crowdfunding reward based, il progettista (chiamiamo così chi cura e lancia un progetto) stabilisce un termine alla sua campagna (generalmente dai 2 ai 3 mesi) ed individua il suo Budget, ovvero la cifra di cui ha bisogno e che, dividendola in quote, sta chiedendo agli altri. Egli, in cambio del finanziamento di una quota, erogherà ai suoi finanziatori, entro termini di tempo stabiliti, un reward o ricompensa che può essere un prodotto, un servizio, un souvenir, una carezza o un peperone.
Se il progetto di crowdfunding può essere qualsiasi cosa, anche la ricompensa per il finanziatore può essere qualsiasi cosa… purchè sia legale ovviamente.
La cifra erogata dal sostenitore, fiscalmente, rientra nelcomputo delle donazioni.

Invece nel Crowdfunding Equity based, i finanziatori/sostenitori,di fatto, entrano in possesso delle quote del progetto che scelgono di finanziare.

C’è poi anche il Social Lending, il prestito tra privati, gestito e garantito da piattaforme d’intermediazione for-profit. Queste coordinano le somme messe a disposizione da utenti prestatori e le distribuiscono a utenti richiedenti (del prestito) che dovranno poi restituirle con gli interessi.
Interessi che sia per il prestatore che per il richiedente sono in genere più convenienti di quelli bancari.
Il Social Lending in Italia sembra fa la parte del leone nel computo del crowdfunding nostrano, ma in molti pensano che sotto il nome di Social Lending siano entrati molti volumi che in realtà non sarebbero propriamente ascrivibili a dinamiche di Crowdfunding.

campagna crowdfunding alessandro brunello storytelling

Ci sono due tipologie di Reward based crowdfunding:
1) All or nothing: la cifra donata non arriva definitivamente sul conto del progettista fino a quando il budget del progetto non è raggiunto o superato. Se questo budget non viene raggiunto tutte le cifre relative alle quote prenotate tornano indietro, o per meglio dire, le transazioni non si finalizzano.
2)Take it all (o keep it all) quando qualsiasi cifra donata rimane al progettista anche se il budget del progetto non dovesse essere raggiunto.

Per completezza, giusto due note sul mercato internazionale e su quello italiano.
Il Crowdfunding, che già esisteva senza sapere di chiamarsi così, viene scoperto negli Usa nel 2008 e si diffonde lì molto velocemente perché la cultura e le società anglosassoni sono particolarmente adatte ad accogliere concetti del tipo “sei un pilastro della società quindi sostieni una causa”.
Questo, insieme alle maggiori possibilità tecniche che hanno generato una buona conoscenza e fiducia nel web da parte della maggior parte della popolazione americana (anche rispetto ai pagamenti digitali), ha fatto esplodere il fenomeno lì e non in Molise ad esempio.
Film, progetti sociali,tecnologici, festival, matrimoni, videogames, orti urbani… credo praticamente si sia finanziato o tentato di finanziare di tutto con questa modalità.

Il crowdfunding si basa sulla reputazione del progettista, sul fatto che il progettista ci metta la faccia e comunichi in maniera orizzontale con i possibili finanziatori.
Faccio un esempio: se ad un progettista americano gli diciamo che “si sa vendere” gli stiamo facendo un favore, se lo diciamo ad un italiano, forse lo stiamo offendendo. Come vedete questa ed altre differenze culturali ci sono.

Come funziona? Prima si prepara il progetto, poi lo si carica su una delle tantissime piattaforme di Crowdfunding ( i più temerari si fanno la loro piattaforma), infine si condivide il progetto al meglio delle proprie possibilità e contestualmente si lancia la “campagna di finanziamento”.E qui casca l’asino. Nel senso che la campagna è un lavoro molto impegnativo, un lavoro su se stessi ed una TAC a figura intera del progetto.
La capacità di comunicarlo con efficacia e trasparenza riuscendo a sensibilizzare, emozionare, stupire meritare la fiducia degli altri e magari anche divertire è un elemento vitale ed imprescindibile per il progetto che alla fine, se a monte di tutto questo ha anche una community, “ce la fa”.
Capisco il silenzio che è calato…
Aggiungo che non devo certo spiegare a voi che lavorate la terra, che il risultato di una buona semina non arriva dopo cinque minuti e chei frutti si produrranno dopo. Dopo l’impegno, dopo la cura e ammesso che si sia operato bene.
Quindi il consiglio per tutti coloro che vogliono rivolgersi al Crowdfunding è di non essere impulsivi o compulsivi.
Prima studiate a fondo tutta la questione, poi caricate il progetto e lanciate la campagna. E informatevi ancora, guardate altri esempi, non è abbastanza sentirne parlare ad un seminario, l’argomento va masticato e digerito e mi fermo qui.
Ecco, pensiamo al progetto di Crowdfunding come ad un fondo. Bisogna capire qual è il terreno adatto su cui coltivare, bisogna capire cosa coltivare, come seminare, in quali momenti annaffiare, come concimare, se è il caso di potare, e poi, solo poi, se avremo lavorato bene arriveranno i frutti.

Ogni persona che entra in contatto con il progetto di crowdfunding, non si trova davanti solo ad una richiesta di finanziamento, incontra prima di tutto una storia con dei volti, il racconto di un mondo, di un percorso. Il così detto Storytelling, che può esprimere non solo delle esigenze ma essere anche foriero di una visione di futuro.
Tutti i social network, ognuno per il proprio ambito, sono utili per fare questo.
Se la persona che entra in contatto con tutte queste informazioni che fornirete è d’accordo con voi, può decidere di dare una somma di denaro e permettere al progetto di realizzarsi. Raccontate cosa ci trovate di tanto fantastico nello zappare la terra, monitorate giorno per giorno un melo che dà il suo frutto… vedete voi, fate sentire la passione, perché chi finanzia lo fa perché stima il progetto ed i progettisti.
Chi finanzia lo fa perché vuole che quel progetto esista e vuole farne parte o sapere di averlo reso in qualche misura possibile.
Va ricordato che il grosso delle cifre che si sono mosse in crowdfunding a livello mondiale sono imputabili ad una coda lunghissima di piccoli progetti da 2 o 3 mila dollari e non solo a mega progetti da 5 milioni di dollari. Purtroppo si è parlato poco dei primi molto dei secondi.

E l’Italia? In Italia siamo agli inizi, se non all’anno 0, siamo all’anno 1.
A titolo personale vi confesso di credere che viviamo un Crowdfunding talmente immaturo da far saltare il valore delle statistiche, e aggiungo senza polemica ma esclusivamente a vostro uso e consumo, che molti che si sono buttati a pesce sull’argomento ne hanno capito davvero poco. Come spesso accade “cavalcano la tigre”, quindi prima di cominciare dovreste selezionare con cura le fonti e i loro contenuti, ed in generale, non prendere improbabili manifesti e slogan come oro colato. Anche perché di formule magiche qui non ce ne sono.
Il dato positivo è che siamo in viaggio verso il superamento di alcuni gap tecnici e culturali che ci hanno penalizzato nel merito della pratica e in quello della sua comunicazione e comprensione.
Concludo con una frase che dico spesso: il Crowdfunding non è la panacea della crisi economica, però è uno strumento nelle mani delle persone.

P.S.
Una nota importante di questa esperienza, riguarda un ambito che molti chiamano “capitale empatico” ovvero il livello e qualità dei rapporti e dell’energia tra le persone che si sviluppa su un dato argomento o in una specifica area, o fisicamente in un luogo.
Il capitale empatico che ho trovato qui è altissimo. Emiliano, Giacomo, Sara, Carmen… come tutte le altre persone che ho incontrato, è sembrato di conoscerle da sempre ed è stato davvero bello condividere con tutti loro questa giornata

francesco d'amato alessandro brunello campagna crowdfunding storiytelling

P.P.S.

Sul finire del seminario è arrivato, dalla città, Francesco D’Amato, docente di Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, che oltre ad essere un indomito centauro è una delle persone che si sono occupate di Crowdfunding già in tempi non sospetti dando il suo prezioso contributo di pensiero. Non essendo Francesco un egocentrico né un arrampicatore viene regolarmente snobbato dagli organizzatori di eventi sul Crowdfunding ed è poco “mondano”, per questo vederlo arrivare e parlarci è stata una cosa che mi ha fatto davvero molto piacere. Le persone passano ma le idee e le istanze innovative si diffondono e la conoscenza è un evento inarrestabile.

La serendipità

L’emozione dell’economia collaborativa.

Dall’inglese #serendipity , la serendipità è la sensazione che l’uomo prova quando in modo imprevisto scopre qualcosa mentre stava cercando qualcos’altro. La serendipità va a braccetto con la sorpresa, lo stupore, la gioia divertita della scoperta ed ha un’accezione positiva.

È la sensazione benedetta dai ricercatori scientifici di tutte le epoche, visto che alcune tra le scoperte più importanti dell’umanità si sono raggiunte mentre si stava cercando qualcos’altro, molto spesso di meno importante.

Un esempio macroscopico è la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo che in realtà stava cercando di raggiungere le Indie.

Ma gli esempi sono moltissimi nella storia collettiva dell’uomo così come nella storia personale di ogni individuo. Dalla Penicillina al Viagra, dalla dinamite alla Radiazione Cosmica di Fondo, da Urano ai Raggi X passando dal Cellophane, al Teflon, alle patatine fritte, la casualità, in collaborazione con lo spirito di osservazione e con l’acume del ricercatore, ha messo l’uomo di fronte alla scoperta, all’invenzione, alla novità ontologica. L’uomo incontra una realtà della quale non sospettaval’esistenza. A quanto pare questo ci mette di buon umore, oltre che risultare funzionale.

Una definizione fantastica di serendipità è quella di J.Comroe Jr. « La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino. » 

Il termine è attempato ed ha una storia arzigogolata che profuma di avventure esotiche proprie di un’epoca, il settecento, dove studiosi ed avventurieri occidentali si perdevano nell’esplorazione dell’oriente e incontravano visioni fino a quel momento sconosciute all’Europa.

La parola serendipity deriva infatti da Serendip, l’antico nome che i Persiani diedero allo Sri Lanka e fu coniata dal padre del romanzo gotico, lo scrittore inglese Horace Walpole, nel 1754 in una lettera all’amico Horace Mann, ed usata per descrivere un particolare stato e sensazione.

Walpole si ispirò nel creare il suo neologismo alla favola persiana “I tre Prìncipi di Serendippo” di Cristoforo Armeno, che fu pubblicata a Venezia da Michele Tramezzino nel 1557. Nel racconto i tre rampolli di Giaffer re di Serendippo, nel percorso verso la virtù e la conoscenza vengono salvati più volte da una serie di indizi che trovano casualmente sul loro cammino e che interpretano con acume ed apertura mentale.

Ma cosa centra tutto questo con l’economia collaborativa, il finanziamento sociale e l’evoluzione del Web?

Tantissimo, dal momento che il World Wide Web stesso (www) nacque nel 1989 al Cern di Ginevra ad opera di Tim Berners-Lee, mentre si stavano cercando modelli per migliorare gli strumenti di comunicazione tra scienziati in tutt’altre faccende affaccendati.

Nel destino del #Web e del suo utilizzo è aleggiato spesso il genius della serendipità.

Tutti ci siamo più volte imbattuti in qualcosa che per noi ha rappresentato una piccola scoperta, mentre stavamo cercando dell’altro. E quante volte quello che incidentalmente abbiamo trovato è diventato uno spunto importante che ha fatto passare in secondo piano la ricerca che stavamo operando per proiettarci con stupore e gioiosa sorpresa verso una conoscenza che ha arricchito il nostro bagaglio?

Abbastanza.

Purtroppo però, per comodità e semplificazione imposta soprattutto dagli usi commerciali, chi sta sviluppando il Web in questo momento tende ad eliminare il “rumore di fondo”, ovvero la possibilità del risultato imprevisto nella ricerca, limitando così anche lo spazio della serendipità.

Se due persone oggi cercano una parola su di un qualsiasi motore di ricerca avranno risultati diversi a seconda di come quel motore di ricerca ha profilato gli utenti basandosi sui loro interessi (espressi dalle loro ricerche).

Sui social network questa tendenza che si esprime in Feed è così smaccata da permetterci di dire che Facebook, ad esempio, organizza gli utenti in bolle ristrettissime, molto più circoscritte del numero teorico degli “amici” e dei contatti. Questo è comodo per l’Adv, ma è limitante per l’esperienza degli utenti e per la serendipità.

In ogni caso però la vera forza che permette alle nuove pratiche disintermediate (anche di finanziamento) di funzionare è l’anomalia del sistema, “l’elemento umano della macchina”, la sensazione o emozione che sorprende. Se decidete di realizzare un progetto in #crowdfunding , se intendete condividere qualunque cosa per realizzarla in qualunque rete sociale possibile, fatevi agenti della #Serendipità. Create stupore, gioia della scoperta, sorprendete le persone che incontreranno il vostro progetto e non preoccupatevi troppo di cosa state cercando adesso, ma rimanete aperti il più possibile ed occupatevi di saper leggere con acume e spirito di osservazione le indicazioni e i segnali della casualità.

Abbracciate quindi i cambiamenti che le nuove scoperte suggeriranno alla rotta della vostra #curation.

Adesso siete voi i Prìncipi di Serendippo!

#sharingeconomy #crowdfunding #serendipity

La passione come moneta

Passione ed economia nell’era della sharing economy.

Lo dicevano i filosofi più gettonati dell’antichità: il piede giusto per partire è quello mosso dalla passione. Va bene, ma cosa c’entra la moneta?  Per capirlo dobbiamo passare attraverso i mutamenti nella comunicazione e nell’adv, cartine tornasole di altri e più profondi cambiamenti in atto.

è sotto gli occhi di tutti come in molti settori non viviamo solo un cambio di paradigma, ma un vero e proprio ribaltamento della piramide della comunicazione.

Prima c’era uno che comunicava e cento che ricevevano, adesso con un telefonino chiunque può creare dei contenuti, anche le nostre nonne potrebbero diventare delle reporter o delle giornaliste filmando un particolare evento del quale si trovassero testimoni.

Inoltre questi contenuti fatti da vaste masse di persone che diventano scrittori, filmaker, giornalisti, blogger, ecc,e che una volta si definivano come “amatoriali”, vengono ora immessi negli stessi canali popolati dai contenuti main stream.

Per intenderci, su Youtube troviamo il colossal della Universal così come il film fatto da mio nipote nella sua cameretta. Se prima il film Hollywoodiano da 40 milioni potevamo vederlo solo al cinema o sulla tv generalista ed il film realizzato con molti meno mezzi solo sulla tv locale o provinciale, ora il canale per entrambi i prodotti è lo stesso. Questo è il punto di partenza da cui il mondo dell’intrattenimento (ma non solo) potrebbe partire per capire cosa stia succedendo.

Paradossalmente per le nuove generazioni si sta determinando un momento in cui regna l’ambiguità totale di valore tra contenuti così detti “alti” e contenuti “bassi”, categorie non più mediabili dalla critica. Per la critica e per il marketing sarà sempre più difficile giudicare al di fuori delle categorie del bello, perché il contenuto a budget massimo e il contenuto a budget minimo sono nella stessa vetrina, comedue diverse dimensioni che si sono incontrate ed incrociate.

Gli effetti di questi cambiamenti li vediamo molto bene nella produzione e distribuzione della pubblicità. Lo spot è un contenuto “alto”, cioè un contenuto pagato, curato,realizzato da professionisti e con un cospicuo costo di distribuzione. L’azienda per dire ad un bambino che un prodotto è bello e che merita di essere posseduto, paga dei professionisti per entrare nel modo migliore in quello che si presuppone sia il linguaggio del bambino (target).

Si costruisce quindi una trama che più di ogni altra possa stimolare il bambino a desiderare il prodotto,si crea magari un logo, sicuramente si lancia una ricerca di mercato, e come minimo si fanno ricerche e considerazioni preliminari di vario genere.

Successivamente questo studio sarà approvato, affidato e realizzato da altri professionisti che ne faranno un video bellissimo e curatissimo. I trenta secondi migliori che si possano generare per dire al bambino che quel prodotto è super bello.

A questo video collaboreranno un’agenzia, un copy, uno storybordista, un art director, un grafico, un regista, un direttore della fotografia, degli operatori, degli attori, dei truccatori, dei costumisti, degli scenografi, un montatore, uno speaker, un tecnico che realizzerà gli effetti di post, oltre che altre figure gestionali, di produzione ed amministrative, che si occuperanno dei contratti, delle assicurazioni, dei permessi.

Adesso tutto questo lavoro comincia a non funzionare più.

Perché il bambino è su You Tube e mentre naviga sulla stessa linea di contenuto del prodotto, trova un suo coetaneo, magari di un altro paese, che dice “ragazzi ho comprato questo prodotto ed è bellissimo”, e così il video girato in cameretta, che costa zero Euro, loconvince molto di più di qualsiasi spot.

Il video “amatoriale” non è uno spot, è forse un endorsement, certamente è un racconto esperienziale.

Il fatto è che fa vendere il prodotto più dello spot.

Infatti da qualche tempo le agenzie di pubblicità non parlano più attraverso i testimonial né si avvalgono dei grandi creativi, ma si affidano sempre di più ai blogger e spendono fino a centinaia di migliaia di euro per chiedere ad un singolo blogger di parlare bene dei prodotti che hanno in carico.

Questo discorso si sintetizza in tre parole. Peer To Peer.

Le persone da pari a pari si parlano e si parleranno sempre di più.

Un bambino di Milano può sentire cosa dice un altro bambino a Catania, o a New York o a NewDelhi, e quella parola, quell’invito, quel consiglio dato da un suo pari vale più di un contenuto “alto” (e calato dall’alto) molto costoso per ideazione, produzionee distribuzione.

Il contenuto che arriva dall’alto vale sempre di meno, perché in qualche misura esprime uno scollamento e quindi, come in generale tutti i patti imposti dall’alto, è visto ora con sempre meno fiducia ed è vissuto con poco trasporto.

Diversamente un contenuto che arriva “da pari a pari” vale sempre di più, perché tu ti fidi naturalmente del tuo pari. Questo lo vediamo bene nel comportamento delle nuove comunità economiche stimolate da strumenti come il crowdfunding ad esempio (ma non solo).

In questi mondi sono gli utenti che sisono dati delle regole ed è per questo che non le tradiscono.

Aumenta il grado di fiducia generale ogni volta che qualcuno mantiene una promessa.

Proviamo a tirare le fila di tutto questo ragionamento e poniamoci una domanda semplice e diretta, una domanda mercantile: in questa mutazione chi ci guadagna economicamente? L’abbiamo detto no?

Ci guadagnano i blogger.

Ma chi è il blogger? Forse il termine è obsoleto, ma in generale è un utente che ha cominciato a parlare di un argomento per un solo motivo, per passione.

La passione come moneta.

E se il creatore, come molti pensano, è il vero consumatore in ascesa, c’è ancora una linea netta che separa queste due figure? Ma la passione di tanti per quanto ancora può essere monetizzata da pochi?